Che cos'è il Karate?

 

Il Karate non è violenza, non nasconde nulla di misterioso o leggendario, non significa rompere tavolette o mattoni, nè implica pugni granitici con nocche deformi o salti mirabolanti con calci distruttivi. Il vero scopo del Karate è quello di evidenziare attraverso la pratica corretta e metodica delle tecniche, la conoscenza di noi stessi, al fine di arrivare a perfezionare i nostri aspetti positivi e correggere quelli negativi.

Il Karate è un’arte marziale, cioè un'arte da combattimento, che si pratica a mani nude, le cui tecniche hanno come obiettivo primario il conseguimento ed il raggiungimento di una incisività ed efficacia nel portare gli attacchi. Questi oltre a colpi con i pugni, sono costituiti anche da colpi portati con i piedi, gomito, ginocchio ecc. Allo stesso modo la difesa consiste in un insieme di tecniche elaborate allo scopo di difendersi da tali tipologie di attacco. Ad ogni karateka è insegnato, tuttavia, il monito: "La miglior battaglia è quella non combattuta", poichè il Karate è innanzitutto uno strumento per la pace, esteriore ed interiore.

Il Karate, pertanto, non è solo un incomparabile strumento di difesa personale, ma soprattutto una disciplina che conduce il praticante alla conquista di un sempre maggior equilibrio psicofisico, lo valorizza, lo educa nel carattere, gli insegna che la vera forza non è l'uso della violenza ma il razionale dominio di se stessi.

Infatti il vero Karate-do pone l’accento sul rituale anziché sulla materia fisica: L'ESSENZA DEL KARATE E' LA CAPACITA' DI SORRIDERE IN OGNI OCCASIONE.


"Nella vita giornaliera il corpo e la mente devono essere sviluppati ed allenati in uno spirito di umiltà e nei momenti critici essere pienamente devoti alla causa della giustizia."

"Lo spirito deve essere come l'acqua calma di uno stagno che riflette, senza deformare gli oggetti. In altri termini lo spirito deve essere libero da ogni pensiero, da ogni preoccupazione d'attacco o di difesa, libero da aggressività o paura; in tal modo esso potrà percepire istantaneamente le intenzioni di un avversario ed agire di conseguenza. Si può così curare quel “sesto senso” che permetteva agli antichi samurai di combattere nell’oscurità, di prevedere il pericolo, di anticipare le azioni del nemico. Se l’acqua dello stagno, invece, non è calma, le immagini riflesse vengono deformate; così lo spirito turbato da pensieri o preoccupazioni non potrà percepire correttamente le intenzioni dell’avversario e potrà essere tratto in inganno anche da una banale finta."

- Gichin Funakoshi -

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